Togliersi dall’aspettativa

Niente bagagli sulle spalle altrui

By AntonellaPetrera In Counseling

Aspettare: Stare fermo fino a che non sopravvenga qualcuno o qualche cosa.

Una semplice definizione dalla Treccani può essere molto eloquente. Smontiamola.

Stare fermo.
Immobilità.
Non azione.
Attesa finché non viene qualcuno.
Attesa finché non avviene qualcosa.
E intanto?
Quanto dura?
Che fare nel frattempo?
Lo dice la definizione.
Niente.

Altrove è stato detto che star fermi e lasciar fluire gli eventi può essere la miglior cosa da fare, a volte. Ma esistono attese che sono delle trappole, e tramano ai nostri danni inganni che rendono le nostre relazioni non autentiche e più problematiche di quanto già non lo siano.
Aspettarsi qualcosa dagli altri nasconde la pretesa di qualcosa che pensiamo ci sia dovuto. E’ un meccanismo messo in moto dalle nostre insicurezze. Dai desideri più struggenti della nostra anima, quelli che ci conviene imparare a chiamare per nome, per intenderci.
Proviamo a dirne qualcuno.

Affetto.
Lodi.
Comprensione.
La colazione a letto la domenica mattina.
Sostegno.
Approvazione.
Sorprese.
Stabilità.
Che ci dicano che siamo belli.
Considerazione.

Spesso si tratta di un’ attesa che pensiamo legittima, ma a ben guardare ha una faccia antipatica. Carichiamo l’altro di un fardello che non gli spetta. Ognuno di noi ha un percorso e sceglie quale bagaglio portare con sé. Caricare l’altro di un bagaglio non suo è un’azione ingiusta.
Cosa è legittimo aspettarsi?
Rispetto.
Cura.
Ricerca del dialogo.
Comunicazione.

Osserviamo l’altro. Quando arriva il litigio (perché tranquilli che arriva), l’altro ci sembra spiazzato. Non sa. Non ha realizzato. Sembra che non capisca cosa in realtà gli stiamo recriminando.

Perché?

Perché lui non è quello di cui stiamo parlando.
Perché quello di cui in realtà stiamo parlando siamo noi con i nostri vuoti, con quelle ferite che ci ostiniamo a non guardare, e con le nostre insicurezze.
La persona che abbiamo di fronte è travestita e imbellettata con tutto quello che noi gli abbiamo messo addosso, e quando, nel confronto, lui o lei arriva a togliersi di dosso quegli orpelli messi da noi, ce l’abbiamo di fronte come realmente è. Ed è un momento prezioso, quello, che occorre riconoscere e guardare attentamente. Perché quella persona era così già da prima. Perché quella persona si merita di essere guardata così com’è.
Occorre intelligenza nel distinguere ciò che proiettiamo noi nelle persone e nelle situazioni, da ciò che realmente sono.

L’attesa va trasformata in dialogo, in cui io ho la premura di rendere chiaro agli altri o a me stesso quello di cui ho bisogno e come mi sento, in uno spazio di comunicazione o osservazione che sia onesto.

Si possono fare degli errori di valutazione, certo. Ma quando la realtà, una persona, una situazione particolare ci stanno prendendo a sberle per essere viste come realmente sono, la miglior cosa che possiamo fare è prenderci quella sberla e sentirne il dolore. Ascoltarne il dolore, che di sicuro ci sta dicendo qualcosa.

Sempre Treccani:
Aspettare deriva da aspĕctare, cioè guardare attentamente.

foto: Luca Gianferrari

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