Gusto per l’anima

Il cibo come compagno di viaggio

By AntonellaPetrera In Counseling

Quando arriva la stagione delle rape tutto è più facile.
Settembre ci fa venire voglia di comperare quaderni e matite, e di regalarci “un bouquet di matite ben temperate” (cito NY 152 in “C’è posta per te”. Ehi, il film di Nora Ephron del 2007, non quella cosa della TV!), e cominciamo a pensare arancione, marrone, rosso e giallo. C’è chi lo ritiene un periodo decadente, di ferie finite, di sole nascosto. Ma riusciamo a guardare meglio?

Arrivano le rape!

Il cibo cura.
Quando viviamo un momento di malessere possiamo procurarci consolazione da soli, e in modi inaspettati. E un briciolo di consolazione serve, in certi momenti, diamine.
Le storie ce lo raccontano da sempre.
Si può trattare di un croissant davanti ad una scintillante vetrina per gestire le “paturnie”.
Di un dolce al cioccolato su una barca piratesca per accogliere con gusto perfino la morte.
Di un piatto di cavolfiore con l’olio e con l’aceto a casa di una persona che non ha mai smesso di amarci.
Di qualcosa cucinato da noi e mangiato in totale rilassatezza in un posto inconsueto.

Quando abbiamo una pena dell’anima non sta scritto da nessuna parte che dobbiamo castigare il nostro corpo. Le consolazioni arrivano grazie anche alle carezze dei sapori buoni. Il nostro corpo ha memoria di questo. Potremmo provare a ricordare quale cibo ci ha fatto stare infinitamente bene. Ce l’abbiamo tutti nella nostra memoria, un sapore a cui abbiamo associato un momento di fermo immagine sul mondo e abbiamo pensato ingoiando.

Ecco. Questo mi fa sentire bene.

È vero, è vero.
Il cibo può anche diventare una trappola.
Specie per le donne i peccati di gola sono i più insidiosi. I dettami implacabili delle prove costume e delle mode autunno inverno appesantiscono sensi di colpa con macigni legati a certi ideali di bellezza.
Ma non stiamo parlando di abusarne come riempimento a dei vuoti che ci sembrano incolmabili, ne’ di quel tipo di corsa alla bellezza che stressa. Stiamo parlando di un ricordo che si fa rito, e cura per noi stessi. Di qualcosa che passa dal cibo per arrivare o tornare dentro di noi.

Il buon cibo, e il cibo preferito in particolare, cura. Fa bene. Gratifica. Abbellisce. Siamo italiani, perbacco!
Il nostro corpo ci può diventare grato per molte cose.
La mente beneficia di questa gratitudine, e l’anima con lei.
Chiediamoci come possiamo far accadere tutto questo, e cerchiamo una risposta.

Una ha il sapore di rape.

Ecco di quali storie si tratta a metà. Le avevate riconosciute?
Holly Golightly in Colazione da Tiffany; Armande Voisin in Chocolat; Pinocchio nel Paese delle Api Industriose, affamato e povero, che ritrova la Fata; Liz, nel suo appartamento romano, mangiando uova e asparagi sul pavimento e in sottoveste in Mangia, Prega, Ama.

 

foto: Massimiliano Pensiero Libero

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