Tornare a domani

Nostalgia del futuro

By AntonellaPetrera In Chi sono, Counseling

Quando ho letto Milan Kundera parlare della nostalgia mi ha affascinata enormemente. Ho letto che la nostalgia è la sofferenza provocata dal desiderio inappagato di ritornare. La chiama “sofferenza dell’ignoranza“.
Tu sei lontano ed io non so che ne è di te. Non è solo delle persone che si può avere nostalgia. Addirittura non è solo delle cose note che si può avere nostalgia. Si può avere nostalgia del futuro? Di una cosa che è lontana e apparentemente ignota? Non so cosa può essere in futuro ma ho nostalgia di quello.

Che tipo di nostalgia è questa?
E’ la nostalgia di quel futuro che vuoi fortemente ti appartenga.
La speranza si fa attesa e azione.

La questione non mi era ancora chiara e ho dovuto attendere che sedimentasse qualche giorno. Nel frattempo mi sono interrogata su che cosa sia realmente un desiderio. Un desiderio è un anelito. Ogni desiderio dovrebbe trasformarsi in azione. Ogni desiderio che non si evolve fa male da qualche parte. Ogni desiderio che non trova sbocco in un’azione diventa fastidioso, come un’etichetta appuntita dietro il collo. Se uno sceglie di convivere con questa sensazione è fesso. Spaccato. Incrinato. Quasi rotto. Ho sentito la necessità di andare a fondo in questa storia.

Ci voleva il latino.

Fissus-a-um, da findo-is-fidi-fissum-findere.
Cicerone: findere terram vomere. Fendere la terra con l’aratro.
Virgilio: Al riflessivo. Partes se via findit in ambas.
La via si biforca.
Ancora Cicerone. Cor meum et cerebrum finditur. Il mio cuore e la mia mente si dividono.

Dicevamo.

Chi si tiene questa nostalgia per il futuro è fesso. Diviso tra ciò che potrebbe essere e ciò che non è né potrà mai essere se non mi muovo.

Quindi se il desiderio si trasforma in azione la nostalgia guarisce? La fessura si risana? La consapevolezza di muoversi guarisce la nostalgia? I passi per rendere reale e avvicinare quello di cui abbiamo nostalgia, ci guariscono?

Si.

Ci aiutano a convivere con l’oggetto della nostra nostalgia, che può essere un amore, una casa, un luogo, la cura di un sogno. Ci aiutano a conquistare la consapevolezza di avvicinarlo. Magari non lo conquistiamo, ma il processo di avvicinamento, e l’azione, e il tentativo di farlo ci portano già altrove.

E magari partes se via findit in ambas. La via potrebbe biforcarsi e condurci in luoghi inaspettati. Ma non lo sapremo mai se il nostro desiderio non si trasforma in azione. Le nostalgie e i desideri, quindi, sono fondanti e fondamentali. Ci conducono. In ogni caso verso il futuro. Perché qualcosa da domani già adesso ci chiama a tornare.

foto: Andrea Dragoni

 

 

 

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