Guarire di storie

Puoi essere ciò che vuoi

By AntonellaPetrera In Chi sono, Counseling

Nel film “Chocolat”, tratto dal libro di Joanne Harris, che come spesso accade differisce di parecchio dalla pellicola, Anouk, la figlia di Vianne Rocher, chiede a sua madre ogni sera di raccontarle la stessa storia.
Ricordo di aver letto una versione di Biancaneve almeno 275 volte.
E circa trenta anni prima avevo fatto la stessa cosa a me stessa con il libro illustrato de La spada nella roccia. Tutte le sere.
Perché una storia guarisce?
Perché è come se?
E poi non è?
Ma il fatto che poi non è?
Come la mettiamo?
La risposta è che una parte di noi crede a tutte le storie che ci fanno star bene.
E se te le racconti e te le scrivi da solo vale lo stesso?

                            Uhm.

                            Si.

Puoi essere tutto quello che pensi ti manchi. Puoi concederti di essere pure peggio di come sei veramente. Ma in una storia ci sta.
Perché non ci stanchiamo mai di vestire i panni dei nostri eroi.
Perché ci rassicurano.
Perché vogliamo vedere come va a finire anche se lo sappiamo già.
Perché vogliamo vedere tutti i passi del lieto fine e controllare che li stiamo facendo anche noi.
Per vedere se abbiamo gli stessi oggetti di quelle case.
Perché è come se queste storie ce le racconta qualcun altro, e quindi non ci sentiamo soli.
Perché è una cura verso noi stessi.
Perché cercarne di nuove diventa una azione.
Inventarsele. Scriversele. Come raccontarsele.
Si affaccia il rischio di stare troppo con la testa nelle nuvole, come dicono alcuni?

                         Uhm.

                      Si.

                        E che fa?

Se ci aiuta a vivere va bene.

 

foto: Elli

Lascia un messaggio