Lo zen e l’arte della vita quotidiana

Il colpo si tira

By AntonellaPetrera In Chi sono, Counseling

Nel film di Nancy MeyersTutto può succedere” la commediografa Erika Barry, davanti ad un imprevisto che le scombina i piani per il fine settimana dice questa battuta: “Ce la posso fare. Mi rifugio in un angolo zen della mente, cucino scrivo focalizzo.” Questa battuta, oltre ad una ammirazione per il self control del personaggio, mi ha sempre suscitato l’interrogativo su dove si trovasse questo miracoloso angolo zen nella mente. Un giardino di sabbia da accarezzare nella testa? La posizione del Buddha ad occhi chiusi? L’erba lungo l’argine di un fiume, su cui fai yoga? Sono diventata curiosa, e sono andata in biblioteca.

Un libro mi è letteralmente caduto addosso mentre aprivo l’anta scorrevole di uno di quegli orrendi scaffali in vetro e alluminio. (A proposito, perché gli scaffali delle biblioteche sono quasi sempre orrendi?) Insomma, trovo questo libello di Adelphi, lo leggo come se non ci fosse un domani e poi sono andata a comprarmelo.

“Lo zen e il tiro con l’arco.”

Scritto da un signore che si chiama Eugen Herrigel. Quel giorno in biblioteca il libro è venuto da me. All’inizio mi ricordava un meraviglioso intervento di Alessandro Baricco su Rai Tre:

 

Non immaginavo mi avrebbe emozionata ancora di più. E’ il racconto di un uomo che si impegna veramente tanto per riuscire a scoccare il perfetto tiro dal suo arco, facendoselo insegnare da un maestro. Ma in realtà è la ricerca di uomo alla volta di sé stesso. Lui racconta:

“Imparai a perdermi nella respirazione con tanto abbandono che talvolta avevo la sensazione di non essere io a respirare, ma di essere respirato.”

E poi il maestro:

“Se tutto discende dal sapersi inserire nell’accadimento col perfetto abbandono di sé e di ogni intenzione, il compimento esterno dovrà prodursi come da solo. Senza che la riflessione lo guidi e lo controlli.”

Abbandono dell’intenzione? La riflessione che NON guida e NON controlla? Ma di che stiamo parlando? Siamo in molti ad essere smaniosi del controllo, alcuni di noi vivono così tutte le loro giornate. Per definizione la donna, specialmente, rimugina sulle cose, le smonta e le rimonta, le pianifica, le risistema, le scruta sotto tutte le luci per cercare di venirne a capo. Di controllarle, appunto.

Ancora il maestro:

“Lei pensa che ciò che non fa non avvenga.”

Io ferma. Basita. Spalanco gli occhi e guardo nel vuoto quello stesso orribile scaffale di biblioteca che non esiste più davanti ai miei occhi. Mi perdoni, adesso, lei personaggio realmente esistito, nella sua tunica da samurai o nel suo occidentale paio di jeans che non ho avuto il tempo di figurarmi, che si trova davanti a quel poveraccio che suda e soffre per capire quando e come scoccare quella freccia. Dall’interno del libricino dalla copertina celeste, con l’adesivino bianco delle biblioteche e timbri sparsi qua e là, lei se ne viene bel bello e mi dice che non occorre pianificare, affannarsi, costruire tutto nei dettagli, pensare e ripensare, rimontare e tenere tutto sotto controllo? Che quello che non faccio e che desidero può avvenire lo stesso?

“Le intenzioni turbano. I compimenti esterni dovranno prodursi come da soli. “

Lui:

“Ma come può partire il colpo se non lo tiro io?”

Maestro:

“Si tira.”

Avviene. Avviene da solo. Possibile? Cos’è che vuoi dirmi, libro? Spremo ancora quella parte dell’anima che sta palpitando come succede solo con certi libri, e mi affiora una manciata di sillabe. Ma solo se. Se cosa?

Il colpo si tira se si impara la giusta attesa. Se si lascia andare il controllo. Se ci si incastona nel momento presente come se si fosse la luce di un gioiello. Non significa stasi. Significa libertà.

Questo mondo vuol farci credere che quello che ci farà star meglio sia fuori di noi.

E se davvero non fosse così? Quante risorse abbiamo, dentro, che fioriscono con la giusta cura e la giusta attesa? Con la tensione senza intenzione? E se la chiave fosse davvero nel lasciare andare e armonizzarsi con il tempo presente?

L’angolo zen della mente, allora, potrebbe non essere solo un angolo, ma un’intera mente, un’intera identità.

Nel qui e nell’adesso.

foto: Sergio Barbieri

 

2 Messaggi
  1. Metta luglio 9, 2016

    Anto, sei geniale! 🙂

    Reply
    • AntonellaPetrera luglio 23, 2016

      Grazie mia cara.
      Spero possa esserti utile ogni tanto consultare il mio sito.
      Sei geniale anche tu.

      Reply

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